5.4 Cosa possiamo fare noi?

Pur trattandosi di problematiche su scala globale, alcune buone pratiche quotidiane potrebbero aiutare a invertire questo processo; anche noi, in quanto consumatori, possiamo contribuire seguendo poche semplici regole!

Non disperdere nell’ambiente plastica, mozziconi di sigaretta e altri rifiuti. Fai una corretta raccolta differenziata!
   Limita il consumo di posate, bicchieri, cannucce e altri oggetti monouso di plastica. Noi li utilizziamo solamente per pochi minuti, ma il mare impiega fino a mille anni per degradarli!
   Diventa un consumatore informato e scegli prodotti certificati, realizzati nel rispetto degli animali e dell’ambiente. Prediligi detersivi ecologici, con tensioattivi naturali innocui per la fauna e un ridotto contenuto di fosfati e, evita cosmetici e altri prodotti contenenti microplastiche, a favore di prodotti biodegradabili.
Sii un proprietario di animali responsabile: non liberare nel mare pesci o altri organismi non autoctoni!
Riduci le emissioni di CO2, prediligendo il trasporto pubblico o la bicicletta. Ne gioverà l’ambiente e la salute!

… E PER I NOSTRI PESCI?

Le nostre scelte alimentari hanno un enorme impatto sull’ecosistema marino. Modificando le nostre abitudini di acquisto e di consumo a casa, in mensa e al ristorante possiamo contribuire a un’inversione della rotta! Ecco come:

  • Preferisci la pesca artigianale, che utilizza metodi di cattura più sostenibili, come ad esempio reti da posta, nasse e trappole;
  • Varia la tua scelta, acquistando specie diverse e non a rischio. Scegli pesci a ciclo vitale breve: hanno un ridottissimo contenuto di metalli pesanti, sono sostenibili per l’ecosistema , sono economici e accessibili a tutte le famiglie!;
  • Preferisci il pesce locale e di stagione pescato nel mare Adriatico, a quello allevato o decongelato;
  • Rispetta la taglia acquistando esemplari già adulti.

5.2 L’Agenda 2030

L’umanità è da anni stata messa innanzi alla crescente necessità di un cambiamento.

Nel suo stile di vita, nei suoi consumi, nel suo approccio verso il pianeta che la ospita. I sintomi del malessere della terra si sono da lungo palesati in maniera incontrovertibile.

Da questa necessità sono nate negli anni varie strategie e piani pensati per portare un reale cambiamento con diversi gradi di realizzazione e successo.

Tra questi si erge la firma, da parte di tutti gli stati facenti parte dell’ONU, dell’AGENDA 2030, letteralmente un piano per soccorrere un mondo stanco e provato da abusi durati secoli.

Questa si divide in 17 punti che riassumono le problematiche di maggiore attualità, dalla parità di diritti sociali alla salvaguardia della vita che sia sulla terra o nella profondità dei mari.

Firmata nel 2015 l’Agenda 2030 rappresenta una linea guida planetaria per il conseguimento di obiettivi comuni, impossibili per i singoli:

Goal 1: Sconfiggere la povertà

Goal 2: Sconfiggere la fame

Goal 3: Salute e benessere

Goal 4: Istruzione di qualità

Goal 5: Parità di genere

Goal 6: Acqua pulita e servizi igienico-sanitari

Goal 7:  Energia pulita e accessibile

Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica

Goal 9:  Imprese, innovazione e infrastrutture

Goal 10: Ridurre le disuguaglianze

Goal 11: Città e comunità sostenibili

Goal 12: Consumo e produzione responsabili

Goal 13: Lotta contro il cambiamento climatico

Goal 14: Vita sott’acqua

Goal 15: Vita sulla Terra

Goal 16: Pace, giustizia e istituzioni solide

Goal 17: Partnership per gli obiettivi 

5.1 Gli impatti antropici

Le peculiarità del mare Adriatico che hanno permesso lo sviluppo di floride culture marinaresche e di importanti realtà economiche presentano però un lato oscuro: la bassa profondità dei fondali, unitamente alla ridotta circolazione delle sue acque, rendono il nostro mare molto sensibile all’inquinamento.

Oggi il nostro mare si trova in pericolo a causa di:

  • Metalli pesanti e pesticidi provenienti dagli scarichi industriali e agricoli dei centri lungo la costa e di tutta la pianura Padana. Questi possono accumularsi all’interno degli organismi, costituendo un pericolo per l’intera catena alimentare!
  • Fosfati e nitrati, contenuti nei detersivi e nei concimi chimici, giungono fino al mare e possono causare eutrofizzazioni, mucillaggini e fioriture algali. Una volta morte, le alghe precipitano sul fondo, dove vengono decomposte dai batteri, consumando tutto l’ossigeno e determinando una condizione di anossia che può portare a morie in massa di pesci e altri organismi bentonici. Alcune alghe inoltre possono produrre tossine pericolose per la salute umana.
  • Pesca eccessiva, che concentrandosi su poche specie, rischia di impoverire gli stock ittici, con ripercussioni sull’ecosistema marino, nonché sull’economia.
  • Urbanizzazione costiera che accentua i naturali fenomeni di erosione e subsidenza, portando via ogni anno centimetri di spiaggia e alterando permanentemente il delicato equilibrio della fascia costiera.
  • Rifiuti, provenienti per l’80% dalla terraferma rappresentano uno dei rischi più gravi per il pianeta e per i mari e gli oceani, a causa dei lunghi tempi di degradazioni dei materiali di cui sono composti.
  • Specie aliene, ovvero specie esotiche marine che si sono insediate, adattate e diffuse nel mare Adriatico con conseguenze imprevedibili, a volte minacciando l’intero ecosistema come la Scafarca (Anadara inaequivavlvis), la Rapana (Rapana venosa) oppure il Granchio Blu (Callinectes sapidus). L’espansione delle specie aliene è dovuta ai cambiamenti climatici globali e a introduzioni volontarie o accidentali da parte dell’uomo e dei traffici commerciali.
  • Cambiamenti climatici, che accentuano gli effetti delle problematiche sopra citate.

4.4 Il turismo

Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto del l’ambiente e delle culture.

Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista    nello    sviluppo    turistico    sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio. Ognuno di noi può essere un “buon viaggiatore”, attento al mondo e alle persone che lo circondano, seguendo alcune semplici norme di comportamento prima, durante e dopo il proprio viaggio.

Prima

Cercare il maggior numero di informazioni possibili sul Paese che stai per visitare: storia, cultura, economia, natura, religione, cucina…  e magari anche qualche espressione nella lingua locale.

Se possibile, scegliere operatori turistici, compagnie aeree e hotel che si impegnano nei confronti delle comunità ospitanti e dell’ambiente.

Durante

Ricordarsi che la vacanza è anche un momento di confronto con una cultura diversa. Cercare di adattarsi agli usi e costumi locali, senza impor re le tue abitudini e stili di vita.

Rispettare le regole del posto: non impuntarsi per ottenere privilegi ed eccezioni e non adottare comportamenti offensivi o altezzosi. Informarsi sulla pratica della mancia e del l’elemosina.

Indossare un abbigliamento consono e non troppo appariscente, soprattutto nei luoghi di culto. Non ostentare ricchezza e lusso in contrasto con il tenore di vita locale.

Supportare le manifestazioni culturali e l’artigianato locale: si portano a casa dei “veri” ricordi e si aiuta la popolazione del Paese visitato. Informarsi sulla pratica e i limiti del mercanteggiamento dei prezzi.

Instaurare rapporti corretti e cordiali con le popolazioni locali, senza pregiudizi.

Usare i servizi gestiti dalla popolazione locale, in particolare i trasporti e le strutture ricettive. In questo modo si conoscono meglio il Paese e la gente che lo abita favorendo l’economia locale.

Lasciare solo le impronte e non lasciare traccia del passaggio: dagli ambienti naturali e dai siti archeologici. Non acquistare prodotti fatti con piante o animali a rischio estinzione (es. avorio, pelli, conchiglie…).

Negli ambienti naturali, in particolare nelle aree protette, cercare sempre di seguire i sentieri: non disturbare piante, animali e l’ambiente in cui vivono. Visitare le aree protette a piccoli gruppi e accompagnato da una guida esperta, meglio se del posto.

Chiudere un rubinetto o spegnere l’aria condizionata e le luci quando si esce dall’hotel aiutano a non sprecare acqua ed energia, risorse preziose per tutto il pianeta.

Le persone non sono parte del paesaggio. Chiedere il permesso prima di far loro delle foto.

Provare la cucina locale: per quella italiana o internazionale hai tempo tutto l’anno!

4.3 Il sale

La produzione e il commercio del sale, hanno avuto nel passato una notevole importanza nelle vicende storiche dell’Italia e dei centri costieri dell’Adriatico.

Il sale, “l’antico oro bianco”, ha avuto un rilievo strategico, che oggi è difficile da percepire.

Oggi il sale è considerato alla stregua di altri prodotti di consumo, ma dal Medioevo alla fine dell’Ottocento, è stato valutato in modo differente.

Il sale non solo serviva a condire i cibi, ma era considerato l’elemento essenziale per la conservazione di molti alimenti.

Il sale era, e rimane tuttora, un prodotto indispensabile dal punto di vista fisiologico.

Lo ione sodio, uno dei componenti del sale (cloruro di sodio) è presente nel sangue, nelle ossa, nelle cellule e risulta necessario per il benessere dell’uomo.

L’altro componente del sale, lo ione cloro, è importante per la formazione dei succhi gastrici e di conseguenza per la digestione.

L’effetto disidratante ed antibatterico del sale favorisce la conservazione degli alimenti. La salatura dei cibi, a cominciare dalla carne e dal pesce, era d’obbligo in epoche passate, per consentirne poi l’utilizzo in periodi successivi.

Il sale rappresentava un elemento essenziale nel pane, nel vino, nella birra, nelle bevande. Di questo prodotto si faceva largo uso nella produzione di formaggi e di burro; sotto sale venivano conservate oltre alle carni anche uova, olive, verdure e ortaggi, tra cui le rape. Il sale veniva anche utilizzato nella concia delle pelli, nelle sostanze farmaceutiche e persino nelle lavorazioni del vetro, delle ceramiche e nell’oreficeria.

Il sale era importante nel Medioevo e all’inizio dell’età moderna, come lo è oggi il petrolio. Al sale si connettevano poi una serie di significati simbolici e liturgici, che sono arrivati sino ai nostri giorni.

4.2 Maricoltura

Sempre connessa al mare, è poi l’antica attività di maricoltura, che ancora oggi conserva caratteristiche tradizionali.  Nelle Valli del Delta del Po, è presente 

da secoli la vallicoltura, una pratica di allevamento estensivo in bacini di acqua salmastra chiusi mediante arginatura, dove principalmente si allevano l’anguilla, il cefalo, la spigola e l’orata. A partire dal 1960, nelle lagune di Goro inizialmente si è diffuso l’allevamento della vongola verace (Tapes decussatus) ormai quasi del tutto sostituita dalla vongola verace filippina  (Tapes philippinarum) specie alloctona di origine asiatica, con una significativa produzione annua di circa 8.000-10.000 tonnellate, commercializzate in tutta Italia e all’estero.

La mitilicoltura (cozze) viene praticata sia in laguna che in mare in aree confinate lungo tutta la costa. La produzione annua si attesta sulle 15.000-20.000 tonnellate, e include produzioni di alta qualità, come la Cozza di Scardovari, che nel 2013 ha ottenuto il riconoscimento DOP, e la Cozza Bio di Cervia.

4.1 Pesca

Tradizionalmente, la pesca prevedeva una conoscenza profonda delle specie marittime, dei loro spostamenti stagionali fra mare e laguna, fra acque costiere e acque più profonde, e fra i due versanti dell’Adriatico.

Si sono così sviluppate diverse attrezzature e metodi di pesca, che nel corso dei secoli sono stati continuamente perfezionati sulla base dell’esperienza acquisita e dall’estro individuale. Negli ultimi cinquant’anni le tecniche e gli strumenti di pesca sono cambiati, si sono perfezionati e sono diventati più efficienti.

I principali sistemi di pesca professionale tradizionalmente usati in alto Adriatico prevedono l’impiego di reti di vario tipo, draghe e trappole.

 

Le reti possono essere trascinate sul fondale (rete a strascico) o nell’acqua (rete volante), oppure possono essere posizionate in un punto e rimanere fisse (rete da posta). Le reti servono soprattutto per catturare i pesci che vivono sul fondale e il pesce azzurro. Le draghe sono grandi ceste metalliche che penetrano nel fondo marino per qualche centimetro e prelevano i frutti di mare, come le vongole.

Le trappole, come nasse, cogolli e cestini, vengono calate sul fondale e ancorate. Nasse e cogolli vengono utilizzate soprattutto per seppie, crostacei  e piccoli pesci mentre  i cestini sono studiati per la cattura delle lumachine di mare.

3.2 Guida all’acquisto sostenibile

  1. AL BANCO DEL PESCE

Nonostante siano ben note le proprietà salutistiche del pesce, la sua presenza sulle tavole delle famiglie italiane non è ancora sufficiente. Come mai?

Facile trovarlo già cotto e senza spine nel piatto del ristorante. Un po’ più complicato quando invece siamo noi a doverlo cucinare e soprattutto comprare. I problemi con il pesce iniziano, infatti, davanti al banco della pescheria. “Meglio pescato o di allevamento?” “Sarà davvero fresco?” “Quali pesci è meglio acquistare in inverno?” Sono solo alcune delle domande che assalgono i consumatori disorientati di fronte al bancone del pescivendolo. 

Saper scegliere il pesce da portare in tavola è però fondamentale per la nostra salute e anche per la conservazione della biodiversità.

Oggi le condizioni dei mari e delle diverse specie ittiche sono particolarmente critiche: si pesca sempre più e male, in mari sempre più inquinati. Inoltre, nonostante l’imposizione di severe regole sui metodi di cattura e sui periodi consentiti per la pesca, in media un pesce su quattro che si trova in vendita non è a norma.

Dobbiamo quindi imparare a conoscere quello che mettiamo nel piatto.

 

  • COSA SCEGLIERE?

È fondamentale essere consapevoli che le nostre scelte alimentari hanno un forte impatto sull’ecosistema marino.

Basti pensare che nel Mar Mediterraneo le specie commestibili sono 300, più alcune decine di molluschi e crostacei. Di queste però se ne catturano, in grandi quantità, solo alcune, mettendo sotto stress un delicato equilibrio e rinunciando a un’ampia varietà di gusti.

E non è finita qui! Nonostante queste risorse, i pesci più diffusi sulle nostre tavole sono specie allevate (branzino, orata, rombo), pesci esotici (persico africano, pangasio, gamberi tropicali) e i cosiddetti “pesci-bistecca”, come tonno e pesce spada, facili da cucinare, ma fortemente sfruttati e inquinati.

Bisogna quindi bandire il pesce dalle nostre tavole? No! Basta seguire questi semplici consigli:

  1. Preferisci il pesce pescato. Molto spesso gli allevamenti sono intensivi, con impatti ambientali e sociali negativi: distruzione degli ecosistemi, inquinamento dovuto alle deiezioni, manipolazioni genetiche, pressione sulle specie selvagge, introduzione di specie non locali, uso intensivo di antibiotici e disinfettanti, sgretolamento delle comunità locali, ecc.. Inoltre per nutrire i pesci di allevamento, che spesso sono carnivori, si utilizza pesce pescato: un vero controsenso!

Attualmente non sono note aziende di acquacoltura certificate nel nord Adriatico. Tuttavia si può considerare sostenibile l’allevamento dei molluschi, poiché di tipo estensivo e non richiede un elevato intervento dell’uomo e uso di risorse.

  1. Prediligi pesci a ciclo vitale breve, ovvero quelli che crescono e si riproducono velocemente. Si tratta di specie sicure per l’uomo, in quanto non hanno tempo di accumulare nelle loro carni elevate quantità di contaminanti e metalli pesanti. Garantiscono inoltre tutela ambientale, perché pescandoli della giusta taglia siamo certi che si siano già riprodotti. Infine, ma non per importanza, hanno costi davvero accessibili, permettendo così a chiunque di seguire i principi della Dieta Mediterranea.
  2. Scegli pesci di stagione e nostrani. Il pesce, così come la frutta e verdura, ha una propria stagionalità: è di stagione una specie che in un determinato periodo è ampiamente disponibile nei nostri mari e al momento della cattura non si trova in fase riproduttiva. Preferendo pesci di stagione non si rischia di interrompere il ciclo vitale e la proliferazione della specie e di vedere di conseguenza diminuire la sua disponibilità nelle stagioni future.

Per la lista dei pesci di stagioni e nostrani del Mar Adriatico scarica il calendario:

https://www.ausl.bologna.it/asl-bologna/dipartimenti-territoriali-1/dipartimento-di-sanita-pubblica/impronte/schede/locale-o-importato/files/calendario-pesce.pdf.

I pesci nostrani sono quelli di passaggio nei nostri mari; mangiarli evita di farne viaggiare altri, in aereo o su strada, per migliaia di chilometri. L’Adriatico è un mare estremamente ricco dal punto di vista biologico: ospita infatti il 49% di tutte le specie del Mediterraneo e produce il 50% della pesca italiana. Numerose sono le specie presenti, dal piccolo pesce azzurro ai tonni, dalle triglie ai branzini, ma anche prelibati crostacei (canocchie, scampi, mazzancolle) e molluschi (vongole, cozze, ostriche, calamari, seppie).Vale certamente la pena conoscere meglio i doni che il nostro mare può offrirci e prediligere sulle nostre tavole il pescato locale, certamente fresco, vario e salutare.

Per approfondire le specie ittiche tipiche del Mar Adriatico visita:

https://www.geometriefluide.com/pagina.asp?cat=prodotti-ittici-romagna-adriatica-tur

 

  1. Cerca la giusta taglia. Per la maggior parte dei pesci, crostacei e molluschi esiste una taglia minima al di sotto della quale non possono essere catturati e commercializzati. Purtroppo queste norme vengono spesso ignorate sia dai pescatori che dai venditori e di conseguenza, anche se spesso inconsapevolmente, dai consumatori. Il consumo di pesci in età giovanile crea dei problemi per la conservazione degli stock ittici in quanto non permette a tali esemplari di riprodursi.

Di seguito un documento con le indicazioni operative per la pesca e le taglie minime in relazione alla specie:

Misure_a_tutela_della_risorsa_ittica.pdf 

  1. Sostieni metodi di cattura sostenibili. La pesca industriale, dotata di imbarcazioni grandi e potenti domina il mercato del pesce e impoverisce i mari, pescando in modo eccessivo e con metodi spesso distruttivi e poco selettivi: pesca a strascico e da traino, tonnara volante, palangaro derivante, draga turbo soffiante. Inoltre le navi da pesca industriali rigettano ogni anno milioni di tonnellate di pesce non desiderato (bycatch), in molti casi esemplari giovani. Al di là della pressione sugli stock, si tratta di un enorme spreco di cibo, sia per il consumo umano, sia per quello dei predatori marini.

La pesca artigianale è invece l’attività di prelievo svolta da imbarcazioni di piccole dimensioni, esercitata da imprese familiari che teoricamente pescano nel rispetto delle regole, interagiscono in modo sostenibile con l’ambiente marino e contribuiscono allo sviluppo delle comunità costiere. La pesca artigianale è molto diffusa sul territorio italiano e utilizza metodi di cattura meno distruttivi quali le nasse, le reti da posta, i palangari di fondo, le reti a circuizione. I rigetti inoltre sono minori, grazie alla selettività specie-specifica degli attrezzi impiegati, garantendo una gestione responsabile delle risorse ittiche.

https://www.slowfood.com/sloweurope/wp-content/uploads/Mangiamoligiusti_Pesce.pdf

 

3.1 Il ruolo del pesce nell’alimentazione

Il pesce e i vari prodotti della pesca da sempre costituiscono un tassello fondamentale nell’alimentazione dell’uomo e oggi è uno dei cardini della Dieta Mediterranea. Purtroppo, i livelli di consumo in Italia sono al di sotto della media europea; il trend è comunque in ascesa grazie a vari fattori quali l’aumento di disponibilità del prodotto e la migliore valorizzazione e “sponsorizzazione” che evidenzia tutti i benefici derivanti dal suo consumo.

Il pesce, come la carne e le uova, fa parte del gruppo I degli alimenti, fornendo proteine ad elevato valore biologico. Ne contiene infatti circa il 15-20%.

Comunemente, viene definito “pesce” tutti i prodotti destinati al consumo alimentare derivati dall'attività di pesca o di acquicoltura. Nella categoria rientrano quindi non solo i pesci di acqua marina o di acqua dolce, ma anche altri animali acquatici, molluschi e crostacei, ognuno con le proprie peculiarità e proprietà nutritive.

 

  • PESCI

I pesci sono animali vertebrati acquatici muniti di mascelle e di pinne.

Dal punto di vista biologico in funzione dell’habitat si distinguono in pesci di mare, che rappresentano la maggior parte delle specie esistenti; pesci di acqua dolce; pesci di acque miste e migratori.

In base al tipo di scheletro vengono invece classificati in pesci cartilaginei (squali, razze e chimere) e pesci ossei (la maggior parte dei pesci consumati).

Dal punto di vista nutrizionale i pesci vengono generalmente suddivisi in:

  • Pesci magri, caratterizzati da un contenuto di grassi inferiore al 3%: sogliola, spigola, orata, rombo, merluzzo.
  • Pesci semigrassi, con un tenore di lipidi del 3-9%: acciuga, sardina, dentice, tonno, pesce spada, triglia, cefalo.
  • Pesci grassi, che contengono più del 9% di lipidi: anguilla, sgombro, salmone.

È una suddivisione che va usata con attenzione in quanto il contenuto di grassi può variare molto in funzione dell’età, della stagione e del ciclo biologico delle specie.

In generale, il pesce ha ottime qualità nutrizionali in quanto apporta proteine di alto valore biologico; la ridotta quantità di tessuto connettivo determina, inoltre, un’elevata digeribilità, rendendolo particolarmente adatto per la dieta di anziani, bambini e chiunque abbia disturbi digestivi.

Per quanto riguarda il contenuto di grassi, il pesce è ricco di acidi grassi insaturi, tra cui gli omega-3, e i fosfolipidi, mentre il contenuto di colesterolo è più basso rispetto alla carne. Tra i sali minerali troviamo calcio, fosforo, iodio, selenio, fluoro e tra le vitamine, la A e la D (nel fegato dei pesci magri) e quelle del gruppo B.

  • MOLLUSCHI

Tra i prodotti della pesca rientrano i Molluschi, organismi caratterizzati da un corpo con consistenza molle, da cui derivano il nome.

Si distinguono tre grandi classi principali:

  • Cefalopodi, privi di conchiglia esterna, comprendono calamari, polpo, seppia, totani e moscardini.
  • Gasteropodi, dotati di una conchiglia costituita da una sola valva, comprendono patelle, murici, lumache di mare.
  • Bivalvi, racchiusi in una conchiglia bivalve, comprendono mitili, vongole, ostriche, capesante, tartufi di mare, telline, datteri di mare, fasolari.

Dal punto di vista nutrizionale i molluschi hanno un buon contenuto di proteine, sono poveri di grassi, e ricchi di sali minerali, in primis ferro, sodio, zinco, selenio, fosforo, potassio,  vitamina A e del gruppo B, specialmente vitamina B12.

 

 

  • CROSTACEI

I Crostacei sono organismi marini caratterizzati dall’esoscheletro, un involucro esterno rigido formato da una serie di segmenti articolati tra loro, in cui sono racchiusi gli organi.

I crostacei utilizzati nell'alimentazione umana sono i Decapodi, contraddistinti dalla presenza di 5 paia di zampe: aragosta, gambero, astice, granchio, scampo, canocchia.

Dal punto di vista nutrizionale i crostacei contengono proteine in buona quantità, ridotte quantità di grassi trigliceridi, ma un elevato contenuto di colesterolo, rendendoli poco indicati nell'alimentazione dei soggetti sovrappeso o obesi.

Alcuni di essi sono ricchi di ferro, altri di calcio e vitamine del gruppo B, mentre i crostacei di colore rosso contengono elevate quantità di astaxantina, una provitamina A fortemente antiossidante.

 

APPROFONDIMENTO: GLI OMEGA-3

Gli acidi grassi Omega-3 appartengono alla categoria degli acidi grassi polinsaturi e vengono definiti essenziali: l’organismo umano non è in grado di sintetizzarli autonomamente e pertanto devono essere introdotti con la dieta.

In natura esistono diversi acidi grassi Omega-3 e i più importanti, da un punto di vista nutrizionale e dei benefici, sono l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA), contenuti in quantità rilevanti nel pesce grasso, come salmone, sgombro e in generale nel pesce azzurro.

Gli Omega-3 EPA e DHA assunti con la dieta vengono incorporati nelle membrane delle nostre cellule e la loro presenza ne garantisce l’integrità ed il corretto funzionamento.

In particolare, se ne rinvengono alte concentrazioni al livello di:

  • Sistema nervoso: il DHA è uno dei principali costituenti della membrana delle cellule nervose; esso è particolarmente abbondante a livello dei punti di comunicazione fra tali cellule (sinapsi) e contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale.
  • Retina: le membrane fotorecettoriali della retina contengono alte percentuali di DHA (circa il 60%), svolgendo un ruolo chiave nel mantenimento della normale capacità visiva.
  • Sistema cardiovascolare: le cellule del cuore e dei vasi sanguigni sono ricche di EPA e DHA e la loro presenza contribuisce alla normale funzionalità cardiaca.

 

I LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento per la popolazione italiana) raccomandano un’assunzione giornaliera di Epa+Dha pari a 250 mg, al fine di garantire le normali funzioni dei sistemi sopracitati.

Negli ultimi anni, molte ricerche hanno dimostrato come l’assunzione di maggiori quantitativi di Omega-3 apporti ulteriori benefici, in particolare:

  • DHA ed EPA contribuiscono al mantenimento dei normali livelli di trigliceridi nel sangue (2 g al giorno)
  • DHA ed EPA contribuiscono al mantenimento della normale pressione sanguigna (3 g al giorno)

Non va poi dimenticato il potente potere antinfiammatorio che hanno gli Omega 3 e la loro capacità di bloccare la proliferazione cellulare di molti tumori (colon, prostata, ovaio), e di prevenire patologie cronico-degenerative e cardiovascolari.

Alla luce di tutto ciò, risulta quanto mai importante preferire il pesce come fonte proteica e consumarlo almeno 2 volte alla settimana, prediligendo il pesce azzurro, in quanto locale, sostenibile, economico e meno contaminato da sostanze inquinanti.

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